Con l’obiettivo di velocizzare le code alla cassa dei supermercati e ottimizzare il riconoscimento dei prodotti, nasce il codice a barre che si diffonde presto in tutto il mondo cambiando per sempre il modo di vendere e fare acquisti.
Abbiamo chiesto qualche informazione in più sulla questione a chi si occupa quotidianamente di codici identificativi ed etichette, GS1 Italy, o come piace a loro essere soprannominati “quelli dei codici a barre, e molto di più”, appunto. Marco Cuppini, Research and Communication Director di GS1 Italy ci racconta un po’ di storia: come è nato il codice a barre, come funziona, come si è evoluto e perché informarsi è sempre più importante per le scelte di acquisto.
Esattamente il 3 aprile 1973, le principali aziende del largo consumo negli Stati Uniti decidono di adottare un unico standard per l'identificazione dei prodotti, dando vita al codice a barre. Nel 1974 viene scansionato il primo prodotto: si tratta di un pacchetto di chewing gum. «Il codice a barre è nato per un motivo molto semplice: velocizzare la coda alla cassa del supermercato. Altro non fa che identificare in modo univoco un prodotto, permettendo, ad esempio, di abbinarlo al prezzo di vendita». Le informazioni relative a un determinato prodotto e racchiuse in un codice a barre permettono così di identificarlo. Ma se il codice a barre risolve molti dei problemi “logistici” legati ai prodotti, a guidare le scelte d’acquisto dei consumatori sono un altro tipo di informazioni che troviamo riportate sulle confezioni dei prodotti, che «diventano un vero e proprio mezzo diretto di comunicazione con il consumatore: origine e lavorazione del prodotto, sostenibilità, caratteristiche nutrizionali, composizione del packaging». Aggiunge Marco Cuppini.
I consumatori hanno cambiato le loro abitudini di spesa nel corso degli anni e sono molto attenti alle informazioni contenute nelle etichette sui prodotti, soprattutto quelle riguardanti i temi di sostenibilità.
Il consumatore italiano è attento e informato
Ci conferma Cuppini: «Il consumatore italiano è alla continua ricerca di punti di riferimento, per questo consulta e utilizza sempre più informazioni di prodotto, che devono essere quanto più complete e trasparenti». E i numeri ce lo confermano. Da un’indagine di Ipsos commissionata proprio da GS1 Italy per il suo Osservatorio Immagino in merito al rapporto tra le informazioni presenti nell’etichetta dei prodotti e le scelte d’acquisto degli italiani emerge come la quasi totalità degli italiani, il 94%, legga le etichette, con il 42% delle persone che consulta l’etichetta per quasi tutte le categorie di prodotto. E il luogo in cui maggiormente avviene questo processo è proprio il punto vendita: un’abitudine che coinvolge dal 40 al 70% degli italiani, a seconda della categoria di prodotto.
Consumatori influenzati nelle scelte d’acquisto dalle informazioni sul prodotto disponibili al momento dell’acquisto: ma, esattamente, cosa viene ricercato con maggior frequenza riguardo a un prodotto in un punto vendita? Quali sono le informazioni che i consumatori vogliono sapere prima di fare la loro scelta?
«Secondo l’analisi realizzata da Ipsos per il nostro Osservatorio Immagino - ci racconta Cuppini – tra le informazioni più ricercate possiamo trovare la data di scadenza degli alimenti (cercata dal 63% dei consumatori), l’elenco degli ingredienti e i valori nutrizionali (57%), provenienza e origine (52%), informazioni sulla salubrità dei prodotti (33%) e indicazioni sullo smaltimento del packaging (19%). Questi dati confermano l’attenzione dei consumatori anche a un’alimentazione sana e alla sostenibilità, senza dubbio un tema centrale che guida le preferenze di chi entra in un punto vendita. I consumatori, infatti, dimostrano crescente attenzione per la sostenibilità ambientale, sociale e per il benessere animale.
«Risulta dunque estremamente importante che le informazioni presenti sulle etichette siano al tempo stesso chiare, complete, di agevole lettura e a portata di mano. Anche perché il 75% degli intervistati, afferma di aver rinunciato, almeno una volta, all’acquisto di un prodotto dopo aver letto le informazioni presenti sull’etichetta e il 62% di non aver più comprato quel prodotto, dopo averle lette a casa».
la sostenibilità influenza le scelte d'acquisto
Infine, cerchiamo di capire con Marco Cuppini quali potrebbero essere gli scenari futuri rispetto sia all’evoluzione delle etichette che al rapporto del consumatore con queste ultime.
«Le confezioni dei prodotti sono un vero e proprio mezzo di comunicazione con un consumatore sempre più affamato di informazioni. Ma lo spazio disponibile on-pack è limitato ed è già abbondantemente affollato. Per questo stiamo promuovendo l'adozione di barcode di nuova generazione che permettono di fornire un gran numero di informazioni in pochissimo spazio. Come i “QR code standard GS1” che, attraverso uno speciale link incorporato, permettono di accedere a tutte le informazioni sul prodotto, sempre aggiornate, tramite una semplice scansione da smartphone».
legge le etichette per alcuni prodotti
legge l'etichetta per quasi tutte le categorie di prodotto
legge l'etichetta nel punto vendita
Fare la spesa è anche una questione di identità: identità dei prodotti e identità del consumatore. È un modo per esprimere se stessi.
Mettere le persone nelle migliori condizioni possibili per poter scegliere consapevolmente come e perché acquistare un prodotto e non un altro, rendere i consumatori dei cittadini informati e consapevoli è una responsabilità anche della Distribuzione Moderna, che da sempre è impegnata nel garantire sicurezza, chiarezza e trasparenza nel rapporto con i consumatori.
Come i media sono gli intermediari tra il mondo (e le sue notizie) e i cittadini (e il loro diritto ad essere informati), noi della Distribuzione siamo gli intermediari tra la filiera produttiva e le scelte finali di consumo delle persone, che hanno il diritto di poterle prendere in modo sempre più consapevole e informato, utilizzando tutte le potenzialità che le nuove tecnologie mettono a disposizione.